Manca poco alla chiusura della campagna A.I.B. 2025, salvo proroghe a causa delle eventuali condizioni che favoriscono gli incendi.
Quest’anno la situazione si è rivelata più difficile degli anni precedenti, molti, troppi ettari tra macchia mediterranea, aree protette e boscate sono andate in fumo.
Gli operatori antincendio sul campo, Vigili del Fuoco, volontari A.I.B. dei rispettivi coordinamenti provinciali, ARIF, Carabinieri Forestali hanno dato il massimo come sempre.
La preoccupazione però quest’anno è stata dilagante ed alcuni tra cittadini e associazioni, si sono dati appuntamento con l’intento di capire e cercare successivamente di mobilitarsi a tutela del territorio.
Come organizzazione di volontariato volto alle attività di controllo, sorveglianza, monitoraggio ambientale e meteorologico, abbiamo preso parte ad alcune di queste iniziative e in seguito concretizzato degli elementi importanti e fondamentali per cercare di interrompere lo scempio e continuare a proteggere ciò che è rimasto.
Si, il Salento si può ancora salvare!
Se si potessero mettere in atto scrupolosamente alcuni interventi e alcune regole si potrebbero raggiungere ottimi risultati.
▪︎ Pulizia delle aree verdi e dei terreni da rifiuti, specie quelli di materiale plastico e tossico, troppo spesso dati alle fiamme per liberarsene, organizzare controlli a tappeto per interrompere nuovi abbandoni.
▪︎ Obbligo di raccogliere i bossoli delle cartucce disseminate ovunque.

▪︎ Controllo di magazzini e capannoni abbandonati che potrebbero ospitare all’interno ogni tipo di rifiuti i quali con facilità e senza scrupolo alcuno vengono “smaltiti” con il fuoco.

▪︎ Obbligo nel periodo indicato dalle ordinanze di trinciatura dei terreni per liberararli dalle erbacce secche, nonché la realizzazione di strisce tagliafuoco specie sui terreni adiacenti alle zone boscate e alle aree protette come i parchi e le riserve naturali.

▪︎ Censimento e affido in gestione ad associazionei di categoria dei terreni da tempo abbandonati.
▪︎ Attuazione del metodo del “fuoco prescritto” e abbruciamento preventivo e controllato di sterpaglie di interfaccia da parte di operatori esperti.

▪︎ Ripristino e piantumazione delle aree bruciate ove è consentito perché non sempre è producente farlo, proprio per le caratteristiche dei luoghi.
A tal proposito Francesco Chetta, guida ambientale escursionistica AIGAE ed esperto di flora e fauna locale ci diceva:
“dipende in quale ambiente è passato l’incendio. Macchia mediterranea, gariga mediterranea e praterie substeppiche generalmente sono in grado di auto rigenerarsi dopo un incendio.
In un contesto di pineta è diverso, sarebbe meglio riconvertire la pineta in un bosco misto dopo un incendio.
Faccio un esempio. Se un incendio incenerisce un’area a macchia mediterranea (con presenza di lentisco, mirto, fillirea, alaterno, olivastro, corbezzolo ecc.) non avrebbe senso piantarci un bosco di querce, in quanto si andrebbe a modificare in modo radicale un ambiente di per sé naturale e in grado di auto rigenerarsi in pochi anni.
Bisogna considerare anche un dato di fatto, se gli incendi si ripetono periodicamente sulla stessa area, accade quella che viene definita -banalizzazione degli habitat- con conseguente impoverimento della biodiversità (meno specie in generale, diffusione di piante esotiche e invasive ecc.). In questi casi sarebbe anche utile un interventio umano.
▪︎ Attivazione del C.O.C. (Centro Operativo Comunale per la Protezione Civile) in ogni comune per tutto il periodo caldo in modo da rendere possibile la ricognizione continua dell’agro e delle aree di pertinenza, ma sopratutto, l’intervento immediato anche sul più piccolo focolaio per scongiurare l’estensione pericolosa del fuoco in attesa (a volte lunga) dell’arrivo dei soccorsi con un impiego maggiore di uomini e mezzi. Installazione o ripristino di reti idriche e idranti nelle aree verdi.
▪︎ Ogni comune dovrebbe avere in convenzione associazioni di volontariato con operatori A.I.B. da impiegare a turnazione continua nonché nelle aree a rischio avvalersi di sistemi a sensori o di videosorveglianza.
▪︎ I Comuni inoltre dovrebbero controllare il rispetto delle ordinanze e degli obblighi in esse.
▪︎ Inasprimento delle sanzioni per coloro che contravvengono alle ordinanze, pene e misure più severe per le azioni intenzionali.
▪︎ Presidi permanenti (tutto l’anno) delle aree sensibili e protette del demanio pubblico sia per avvistamento incendi che per la tutela ambientale con l’impiego a turnazione di volontari delle varie associazioni del territorio. Tale attività di sorveglianza farebbe sicuramente risparmiare, almeno in buona parte, il costo totale annuo (dai 6.000 ai 15.000 euro l’ora) degli interventi con i Canadair e i velivoli antincendio sul solo Salento.
▪︎ Impiego per il monitoraggio dei soli droni registrati e iscritti alle o.d.v. di Protezione Civile e ai vari Coordinamenti provinciali oltre al sorvolo consentito fino a 120 metri (393,701 piedi) dal ground e notam ENAC e p.c. Aeronautica Militare.
▪︎ Ritorno sugli aeroporti del Salento dei velivoli antincendio a vantaggio dei tempi di intervento.

▪︎ Informazione e sensibilizzazione delle buone pratiche presso scuole, associazioni, gruppi di aggregazione e incontri cittadini, oltre alla diffusione delle ordinanze e ai divieti presso coloro che sono privi o lontani dai mezzi di diffusione.
▪︎ Istituire una forma di collaborazione con i singoli cittadini creando un canale (e-mail pec, whatsapp, telegram ecc.) affinché possano inviare foto e video per denunciare restando anonimi comportamenti contro le ordinanze vigenti.
Questi sono solo alcuni dei punti proposti ed altri maturati da esperienze nel e sul campo. La battaglia da vincere è contro il tempo.
Scevri da ogni presunzione e arrogante pretesa, qualsiasi proposta o idea può essere aggiunta allo scopo di migliorare una strategia efficace per salvare da questa immane tragedia ciò che è rimasto di questo Salento.
F. Negro – Presidente dell’organizzazione di volontariato “Protezione Civile Salento.


